| Chiesa di Santa Maria della Consolazione |
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CENNI STORICI La sua erezione fu voluta da Sigismondo ed Ercole I d’Este, che fu presente alla posa della prima pietra il 5 Aprile 1501. Il 16 Marzo 1516 i lavori erano terminati e vi fu trasportata un’icona miracolosa rappresentante la Madonna col Bambino che fin dal 1189 era venerata in un piccolo Oratorio vicino all’attuale chiesa. Con breve di Papa Leone X venne donata la reliquia di una particella del chiodo della croce ora conservata nel museo del Duomo di Ferrara. Dal 1528 è presente nel convento la Congregazione dei Serviti dell’Osservanza, nucleo religioso di cultura letteraria, artistica e musicale, un’importante tipografia cinquecentesca, e una ricca attività concertistica. Del 1781 Papa Pio VI decreta la soppressione del convento della Consolazione. Tale decreto sanciva l’assegnazione dell’intero isolato, compresi chiostri, costruzioni e orti, all’Opera Pia Esposti, mentre la chiesa continuò ad essere officiata. Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento fu adibita a magazzino militare e successivamente a magazzino comunale. In occasione della chiusura al culto gli arredi sacri esistenti nella chiesa vennero distribuiti fra le chiesa della diocesi. Con l’aiuto della Circoscrizione Centro nel 2002 e 2003 sono stati eseguiti interventi di pulizia al pavimento e alle finestrature dell’abside. L’abside di dimensioni monumentali, visibile dalla retrostante via Rampari di San Rocco, ci offre il segnale delle dimensioni che la chiesa avrebbe dovuto assumere una volta completata. Qui Biagio Rossetti realizza la sintesi fra l’esperienza architettonica della chiesa di San Francesco e di quella di San Cristoforo alla Certosa. Il protirio stesso che si affaccia sul sagrato è parte di un portico non completato, peraltro suggerito dall’avvio di archi ai lati dell’unico esistente. L’ingresso è ridotto da un’architrave sulla cui trabeazione si legge l’intitolazione del tempio: PIA MATER CONSOLATIONIS QUAE CONSOLAT NOS IN TRIBULATIONIBUS. Sulla lunetta Sebastiano Filippi, detto il Bastianino, affrescò nel 1581 la Beata Vergine in piedi col Bambino e vari angioletti. La pianta della chiesa è di forma basitale su tre navate, senza transetto, con abside centrale e due absidiole laterali, delle quali una sola è parzialmente presente. Sulla parete sinistra della navata maggiore è stata rinvenuta, durante i restauri del 1963, una insolita soggetta. Le tre navate sono divise da pilastri (sette per parte) sormontati da eleganti capitelli marmorei. Ciascun pilastro prosegue in una lesena verso l’alto, che imposta archi della stessa forma e dimensione rispetto a quelli sottostanti, probabile segnale che le pareti laterali avrebbero dovuto essere alzate fino a raggiungere l’altezza dell’abside centrale. L’abside è inondata di luce. Sopra la porta principale c’è la cantora che un tempo ospitava l’organo, costruito da Carlo da Cremona (1522) con le porte dipinte da Gabriele Cappellini, allievo del Dosso. Trasportato nella chiesa parrocchiale di Quacchio, andò distrutto durante il bombardamento del 1944. Il catino del coro è occupato da un grande affresco (mq.365) rappresentante l’ Incoronazione della Vergine da parte del Padre Eterno fra schiere di Angeli musicanti. Gli Angeli musicanti sono disposti come dovevano disporsi realmente i musici durante le solennità religiose, soprattutto nei concerti del Sabato Santo: il corpo musicale è disposto su tre file con strumenti a corda nella prime (la viola da gamba tenore, la viola da braccio soprano, la chitarra, la ribeca, il violone basso, la lira da braccio con bordoni volanti, un cantore, il liuto, il cistrum e infine l’arpa), quelli a fiato nella seconda (la tromba lunga, il flauto dritto, il cromomo, la tromba dritta, la tromba a “s” e la bombarda) e quelli a percussione nella terza ( tamburelli). Un sottostante fregio pittorico a tempera presenta tondi con mezze figure di Santi religiosi serviti. Al centro della volta è dipinto (1666) lo stemma dell’ordine dei Servi di Maria con la “S” e la “M” intrecciate, sovrastate da una corona di sette gigli, rappresentanti i sette Santi fondatori dell’Ordine. Reca la scritta “Restauravimus A.D.1666”. Dietro l’altare maggiore, in fondo al coro, sono gli stucchi che ornavano l’arco trionfale e i pilastri del presbiterio, opera dei maestri Giuseppe Mazza e Andrea Ferreri (inizio del XVIII secolo). Appartengono agli stessi maestri i due angeli in stucco di grandezza naturale che, sopra un basamento a scalea, reggono l’ovale, nel quale era inserita una tela con l’immagine antica di Maria Vergine dello Scarsellino e oggi ospita una Madonna col Bambino in gesso, opera di Gabriella Volta, ivi collocata nel corso dei restauri del 1963. Sulle pareti della navata destra si possono notare alcuni brani di affresco e lapidi sepolcrali, una di queste in marmo ricorda il notaio ferrarese Gerolamo Monsignori, morto nel 1599, attivo alla corte di Ercole II e del Cardinale Luigi d’Este. i piedi dell’Altar Maggiore era sepolta Marfisa d’Este, morta nel 1608, la cui lapide sepolcrale fu trasportata nel famedio estense nella Certosa, ma le cui ossa dovrebbero riposare ancora nella chiesa. ----------------------------- Chiesa Santa Maria della Consolazione S.Messa prima domenica del mese ore 11,00 ----------------------------- Per informazioni: |



